17/07/12

Interludio gamma

Ogni tanto mi piacerebbe essere uno di quegli uomini a cui interessa solo infilare il pene nella prima vagina disponibile. Sai quanto tutto sarebbe più facile?

Invece la vagina di per sé mi interessa relativamente, di donne me ne piace una ogni tanto, ma quando mi piace non riesco più a pensare ad altro. 

E così mi trovo a guardarla. E poi a dover muover via gli occhi perché è così bella che fa male. Ma sento il suo profumo quando è vicina, sento il suo profumo quando è passata in corridoio prima di me. E poi è ancora davanti a me e io non voglio guardarla negli occhi perché mi par di morire, non la posso guardare in viso, perché vorrei affondare le mani tra i suoi capelli e baciare quelle labbra e vorrei sapere che gusto hanno. E penso che lei stia capendo e allora abbasso ancor di più gli occhi. E vedo la curva dei fianchi, la linea delle cosce, la rotondità dei polpacci, la magia delle caviglie, l'ardore dei piedi. E non c'è niente da fare, è confusione in testa e nel cuore.

Fidanzatissima. Da anni. Cercherò di farmela passare. Stupido ragazzino imbecille.

15/07/12

Dodici

Vorrei stabilire un punto fermo. La cosa che mi fa essere restio a parlare con le persone dei miei lati... oscuri, chiamiamoli così, è che la reazione che ne ottengo, nel 99,9% dei casi, è un invito a non pensarla così, a non credere che la vita faccia schifo, a non piangermi addosso e a non pensare che tutto sia orrendo.

Il motivo mi è abbastanza chiaro. Il 99,9% delle persone si piange addosso, pensa che il mondo che l'abbia con loro, diventano tristi per delle sciocchezze e si esaltano per un nonnulla. Per loro avere qualcuno che gli dice di non piangersi addosso - che non c'è motivo, che la vita è bella e che c'è altra gente che ha problemi veri - è utile, perché non ci arrivano da soli. 

Il fatto è che con me questi discorsi non funzionano e mi fanno incazzare, perché io non sono così. Non ho mai pensato di essere una persona sfortunata, né ho mai sentito che la mia vita faccia schifo. Mai, nemmeno nei momenti più bui, mi sono lasciato andare all'autocommiserazione.

Io mi ritengo una persona fortunata, perché sono cresciuto in una famiglia che mi ha voluto bene; ho potuto fare quello che volevo, studiare quello che volevo; sono discretamente intelligente... niente di spettacolare, ma me la cavo in tutte le situazioni in cui mi trovo. Vivo la mia vita con la schiena dritta e lo sguardo alto, quello che ho non lo devo a nessuno e quello che non ho non è per colpa del mondo brutto e cattivo che mi tratta male. 

Ho una vita perfetta? No, perché non esiste in questa realtà una vita perfetta. È una vita così, a volte bella e soddisfacente, a volte sgangherata e senza senso. È la vita che mi sono scelto e questa è la cosa più importante: vivere come si vuole pagandone il prezzo.

E poi c'è che io sono fatto a modo mio. C'è che non ho avuto una giovinezza spensierata, anzi. C'è che a volte ci sono dei giorni in cui l'umore è sotto terra. C'è che mi guardo allo specchio, guardo le vene sui bicipiti e sull'inguine rigonfiare turgide la pelle e mi vedo grasso e anche se lo so che non lo sono, mi sento grasso lo stesso. 

Così quando qualcuno mi dice di non piangermi addosso mi mordo la lingua per non mandarlo affanculo e chiudo il discorso. Ma io non mi sono mai pianto addosso e non ho mai pensato che la mia vita faccia schifo, nemmeno quando avevo voglia di morire e stavo male e mio padre mi urlava addosso qualche insulto di quelli che dovrebbero educarti a diventare un vero uomo (mai provato? È una sensazione fantastica... è come stare in piedi sul parapetto di un ponte e avere qualcuno che ti strattona verso il vuoto invece che verso la strada).

Ho sempre stretto i denti e tirato avanti. E quando qualcuno mi dice che i momenti di tristezza vengono a tutti, vorrei dirgli che è vero, vengono anche a me. Ma essere a letto nel cuore della notte e d'improvviso mettersi a piangere così forte da trattenere a stento le urla, col cuore che batte all'impazzata e il respiro che si blocca in gola no, non capita a tutti. Capita ad alcuni.

E non è autocommiserazione, perché ne farei volentieri a meno. E non è ricerca di attenzione, perché tanto non c'è nessuno a dare una mano in quei momenti. Quando qualcuno mi dice che devo farmi forza, io vorrei dirgli di provare una volta a stare vicino ad un uomo adulto, grande e grosso che sta raggomitolato sul divano a piangere senza apparente motivo. Non se la cava di sicuro con due frasi di circostanza. E nel 99,9% dei casi di fronte ad una scena del genere si alzerà, prenderà la porta e non si farà vedere mai più.

Quindi, per concludere, se qualcuno lascia in questo blog commenti in cui mi dice di farmi forza, non se la prenda a male se li cancello. Gli è che io ho molta più forza di quella che si crede, ce l'ho e l'ho dimostrato a me stesso e non ho bisogno di sentirmelo dire da chi nella vita diventa triste perché di tanto in tanto ha bisogno di autocommiserarsi e per questo pensa che tutti gli altri siano fatti così.



05/07/12

Undici

Il mio rito della domenica mattina è fare colazione e fumarmi una sigaretta leggendo il post settimanale di PostSecret. Lo faccio perché ci sono un sacco di storie di disperazione che si trasformano in storie di gioia e speranza. Storie di gente che ritorna a vivere dopo aver tentato il suicidio, persone che ritrovano l'amore per i propri cari dopo anni di depressione.

Lo leggo perché mi piacerebbe che quella fosse anche la mia storia. Mi piace fantasticare di aver avuto amici felici di sapere che stavo meglio, di essere stato con una ragazza che mi è rimasta vicino nei momenti più brutti e che adesso poteva finalmente condividere i momenti belli.

Perché per me essere uscito dal buio è stato come essere un sopravvissuto al bombardamento di Dresda: un bel giorno la guerra è finita, la dittatura è stata cacciata, la libertà è tornata. Ma c'era la città rasa al suolo, tutto da ricostruire, una vita spazzata via da ricominciare da capo.

La stanchezza, i ricordi, le paure che restano, ma anche la voglia di fare, di vivere, insieme alla fatica, al non sapere da dove cominciare, al doversi abituare ad avere una vita normale che non si è mai avuta.

Sono dimagrito e, crediateci o no, quando diventi magro diventi improvvisamente ironico (da grasso sei sarcastico), colto (i grassi colti si chiamano secchioni sfigati) e un sacco di altre cose buone. O almeno, questo è quello che ti senti dire dagli altri.

Poi cominci a piacere alle ragazze e qui si apre un capitolo del tutto inedito. Quando per anni ti sei sempre sentito dire di no, non hai idea di come ci si comporta quando invece c'è una tipa che con te ci vuole venire. Per prima cosa, non te ne accorgi nemmeno. Non sai riconoscere i segnali, perché non li hai mai visti prima. Se cogli i segnali, pensi di non saperli interpretare, perché nel tuo manuale quei segnali non ci sono - ci sono solo tutte le diverse sfumature del no. Sei un fottuto genio quando si tratta di capire che tipo di due di picche ti stai prendendo - e quando alla fine capisci, non sai che fare, adesso che una ragazza ce l'hai.

La parte più incredibile è quando una ci prova con te e tu scopri che lei non ti piace e tu le devi dire di no. Tu! Che dici di no! Ma che cazzo sta succedendo? Come si fa a dire di no ad una a cui piace? Dov'è nel manuale questa pagina? Sono sicuro che il prof non l'ha spiegato. O forse quel giorno ero a casa a farmi le pugnette... allora improvvisa dai, devi essere onesto ma non farla soffrire. Comprensivo e gentile, ma fermo e irremovibile.

No sai, non è che non mi piaci...

Diocristo stai dicendo le stesse cose che ti sei sentito dire per anni. Nonono!

Cioè, tu sei un'ottima persona...

Che cazzo fai? Non ci provare, non ci provare nemmeno, non osare...

... come amica...

Nooo, sei un pezzo di merda, sei un essere spregevole, non voglio più avere niente a che fare con te.

Non puoi, tu sei me, solo che te ne stai lì a dare consigli e a non fare niente. Io invece devo fare le cose e subirne le conseguenze.

E così alla fine mi sono pure messo assieme ad una. Tra l'altro una ragazza bella e di mondo, con un sacco di amici e amante della vita chic. Non è durata moltissimo a dire il vero, però siamo rimasti ottimi amici ancora a tanti anni di distanza.

03/07/12

Pensiero 1

Quando devi convivere con i mostri dentro, è facile per chi ti sta attorno pensare che il mostro sia tu.

01/07/12

Interludio beta

È molto difficile essere odiato da tutti. Credo anche sia una condizione rara. Può capitare di stare in culo a qualcuno, può capitare di commettere errori e far stare male chi ti sta vicino. Ma riuscire a tenere tutti lontani o a farsi odiare è davvero qualcosa che andrebbe registrato in qualche record.

La parte peggiore è essere consapevoli di ciò e non riuscire a farci niente. Vedo che puoi essere falso, puoi essere un pezzo di merda, puoi averne fatte di tutti i colori eppure c'è sempre qualcuno pronto a darti una mano, a capire, a offrire una seconda possibilità.

Ma io no, non ho mai avuto questi lussi. E quindi devo essere ben peggiore del peggiore pezzo di merda. Di solito vediamo la nostra vita come un racconto in cui noi siamo i protagonisti, e di conseguenza anche i buoni. Io questo l'ho superato da tempo, mi rendo conto di essere una persona pessima.

Tuttavia me ne rendo conto solo di riflesso, nelle reazioni degli altri. Non so, non riesco a capire cosa non vada in me. Ho cercato di cambiare, di migliorare, ho cercato di aiutare chi aveva bisogno, di offrire una spalla a chi piangeva; ho cercato di smussare il carattere, di essere dolce, di essere comprensivo.

Non è servito mai a niente. Sono una pianta nata storta e temo che non ci sarà niente da fare.