Vorrei stabilire un punto fermo. La cosa che mi fa essere restio a parlare con le persone dei miei lati... oscuri, chiamiamoli così, è che la reazione che ne ottengo, nel 99,9% dei casi, è un invito a non pensarla così, a non credere che la vita faccia schifo, a non piangermi addosso e a non pensare che tutto sia orrendo.
Il motivo mi è abbastanza chiaro. Il 99,9% delle persone si piange addosso, pensa che il mondo che l'abbia con loro, diventano tristi per delle sciocchezze e si esaltano per un nonnulla. Per loro avere qualcuno che gli dice di non piangersi addosso - che non c'è motivo, che la vita è bella e che c'è altra gente che ha problemi veri - è utile, perché non ci arrivano da soli.
Il fatto è che con me questi discorsi non funzionano e mi fanno incazzare, perché io non sono così. Non ho mai pensato di essere una persona sfortunata, né ho mai sentito che la mia vita faccia schifo. Mai, nemmeno nei momenti più bui, mi sono lasciato andare all'autocommiserazione.
Io mi ritengo una persona fortunata, perché sono cresciuto in una famiglia che mi ha voluto bene; ho potuto fare quello che volevo, studiare quello che volevo; sono discretamente intelligente... niente di spettacolare, ma me la cavo in tutte le situazioni in cui mi trovo. Vivo la mia vita con la schiena dritta e lo sguardo alto, quello che ho non lo devo a nessuno e quello che non ho non è per colpa del mondo brutto e cattivo che mi tratta male.
Ho una vita perfetta? No, perché non esiste in questa realtà una vita perfetta. È una vita così, a volte bella e soddisfacente, a volte sgangherata e senza senso. È la vita che mi sono scelto e questa è la cosa più importante: vivere come si vuole pagandone il prezzo.
E poi c'è che io sono fatto a modo mio. C'è che non ho avuto una giovinezza spensierata, anzi. C'è che a volte ci sono dei giorni in cui l'umore è sotto terra. C'è che mi guardo allo specchio, guardo le vene sui bicipiti e sull'inguine rigonfiare turgide la pelle e mi vedo grasso e anche se lo so che non lo sono, mi sento grasso lo stesso.
Così quando qualcuno mi dice di non piangermi addosso mi mordo la lingua per non mandarlo affanculo e chiudo il discorso. Ma io non mi sono mai pianto addosso e non ho mai pensato che la mia vita faccia schifo, nemmeno quando avevo voglia di morire e stavo male e mio padre mi urlava addosso qualche insulto di quelli che dovrebbero educarti a diventare un vero uomo (mai provato? È una sensazione fantastica... è come stare in piedi sul parapetto di un ponte e avere qualcuno che ti strattona verso il vuoto invece che verso la strada).
Ho sempre stretto i denti e tirato avanti. E quando qualcuno mi dice che i momenti di tristezza vengono a tutti, vorrei dirgli che è vero, vengono anche a me. Ma essere a letto nel cuore della notte e d'improvviso mettersi a piangere così forte da trattenere a stento le urla, col cuore che batte all'impazzata e il respiro che si blocca in gola no, non capita a tutti. Capita ad alcuni.
E non è autocommiserazione, perché ne farei volentieri a meno. E non è ricerca di attenzione, perché tanto non c'è nessuno a dare una mano in quei momenti. Quando qualcuno mi dice che devo farmi forza, io vorrei dirgli di provare una volta a stare vicino ad un uomo adulto, grande e grosso che sta raggomitolato sul divano a piangere senza apparente motivo. Non se la cava di sicuro con due frasi di circostanza. E nel 99,9% dei casi di fronte ad una scena del genere si alzerà, prenderà la porta e non si farà vedere mai più.
Quindi, per concludere, se qualcuno lascia in questo blog commenti in cui mi dice di farmi forza, non se la prenda a male se li cancello. Gli è che io ho molta più forza di quella che si crede, ce l'ho e l'ho dimostrato a me stesso e non ho bisogno di sentirmelo dire da chi nella vita diventa triste perché di tanto in tanto ha bisogno di autocommiserarsi e per questo pensa che tutti gli altri siano fatti così.